lunedì 16 maggio 2011

Congiuntivo o condizionale? Questo è il problema

Dire che sono grammaticalmente arrugginito è poco. Senza l'ausilio del web, questa mattina mai avrei schiodato il dilemma che m'affliggeva.
Penso che un ripasso possa far del bene a molti.

Il congiuntivo (chiamato talvolta soggiuntivo) è un modo di diverse lingue, comprese l'italiano e le altre lingue romanze, la cui funzione basilare è quella di indicare un evento non sicuro, non obiettivo o non rilevante: È possibile che sia così.
I suoi tempi rispecchiano, seppure in maniera ridotta, il sistema verbale dell'indicativo. La lingua italiana ne è dunque abbastanza ricca:
Congiuntivo presente (che io arrivi, che io prenda, che io senta)
Congiuntivo imperfetto (che io arrivassi, che io prendessi, che io sentissi)
Congiuntivo passato (che io sia arrivato/a, che io abbia preso, che io abbia sentito)
Congiuntivo trapassato (che io fossi arrivato/a, che io avessi preso, che io avessi sentito)
Le regole della concordanza dei tempi determinano la loro scelta.

Il condizionale è un modo verbale abbastanza comune nelle lingue europee. Viene usato soprattutto per indicare un evento o situazione che ha luogo solo se è soddisfatta una determinata condizione:
Verrei volentieri, se tu mi accompagnassi.
Con un milione comprerei una barca.
Al tuo posto, farei diversamente.
Si noti come la condizione non viene indicata con il verbo coniugato al condizionale, ma con un complemento (al tuo posto) o addirittura con un'intera frase subordinata (se tu mi accompagnassi). Altre volte, essa non viene affatto specificata:
Vorrei provare i pantaloni rossi in vetrina.
Le due forme di questo modo sono quella semplice e quella composta, che corrispondono ai tempi del presente, (chiamato anche condizionale semplice:vorrei), e del passato (chiamato anche condizionale composto: avrei voluto).

fonte: www.wikipedia.it

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